Lettera a Beppe Grillo (in Italian)

Lettera scritta a Beppe Grillo il 18 marzo 2010:

Caro Beppe,

Ogni giorno leggo il tuo blog da Chicago, dove vivo ormai da due anni e faccio il giornalista senza aver bisogno di tessere o affiliazioni politiche. Le rivelazioni degli ultimi giorni sulle pressioni esercitate dal presidente del Consiglio su certi personaggi del mondo delle comunicazioni e la completa sottomissione di quest’ultimi mi spingono ad esprimere tutta l’amarezza che questa situazione sta creando in me.


Sono deluso. Deluso da questa classe politica che accetta i peggiori soprusi da una persona che si comporta da sovrano. Dov’è finita la dignità di queste persone? Come fanno a difendere anche l’indifendibile? Perché hanno messo al di sopra degli interessi del paese, dei cittadini e della Costituzione gli interessi di un singolo? È davvero così importante ottenere una poltrona che si sa prima o poi passerà a qualcun altro?

Quel che mi fa male è la consapevolezza che è per colpa di personaggi come quelli che ci governano che i giovani in Italia stanno soffocando. Non c’è aria, non abbiamo modo di esprimerci professionalmente con dignità. Siamo costretti a girovagare da un call-center all’altro, da un lavoro precario all’altro. Chiediamo l’elemosina con una laurea in tasca ed una testa pensante sulle spalle. Inseguiamo promesse fatte e mai mantenute. Poi, mentre usciamo dal portone, vediamo il nostro rimpiazzo, quel ragazzo o quella ragazza che prenderà il nostro posto, che vivrà le nostre stesse situazioni e che, alla fine, verrà mandato o mandata via a sua volta.

Sono amareggiato perché mi rendo conto che è per colpa di questa classe politica italiana che ho deciso di lasciare il mio paese, la mia famiglia, i miei amici.

Voglio che queste persone sappiano che le loro azioni hanno una conseguenza. Io non volevo andarmene dall’Italia, ma non potevo lasciare che gli anni più importanti per il mio sviluppo professionale andassero buttati in stage inconcludenti o contratti da precario. Perché i governi degli ultimi 20 anni non hanno fatto nulla per evitare la cosiddetta “fuga dei cervelli”? Pensano che sia facile per le persone lasciare il proprio paese? Li vedono come traditori? Non sono forse loro, i politici, che invece hanno tradito la fiducia delle persone, costringendole ad andarsene o ad umiliarsi per delle briciole? Non si rendono conto che coltivare i propri interessi non ha portato alcun frutto, se non quelli marci che stanno uscendo in questi giorni?

La questione davvero irritante è che una gran parte del mondo del lavoro di oggi sembra aver adottato la strategia di molti politici moderni: usare tutti i mezzi possibili per arrivare a produrre il massimo del profitto, trascurando la qualità o i progetti a lungo termine. Se nel caso dei politici questo profitto si traduce in poltrone, nel caso dei datori di lavoro è espresso nella riduzione di costi per la manodopera. Non c’è alcun interesse ad investire nello sviluppo del lavoratore all’interno dell’azienda. Basta rimpiazzarlo quando diventa scomodo (vedi sotto la voce “assunzione”). Invece di vedere nel giovane una risorsa per la crescita della propria azienda o impresa, si preferisce vedere una macchina, un robot a cui impartire ordini a tempo determinato. In pratica è il modello di Ford applicato ad ogni livello, con la differenza che le macchine che faceva Ford avevano un motore, mentre qui ci ritroviamo con un paese dal telaio splendido, ma con un mucchio di spazzatura nel cofano motore.

Quando ascolto i soliti politici nei dibattiti tra di loro rimango sbalordito dalla mancanza di idee per fare dell’Italia un paese davvero all’avanguardia, che sia rispettato nella sua interezza. Basterebbe davvero poco per valorizzare le migliaia di imprese, di aziende, di laboratori di ricerca di cui l’Italia è piena. E invece continuiamo ad offrire al mondo un’immagine di conflitti d’interessi, di escort, di partiti razzisti, di McItaly, di autorità sulla cartà indipendenti ma colluse con la politica, di mafie.

Però so che c’è speranza. Vedendo online così tante facce nuove e sentendo così tante idee sane e ragionevoli provenire dal palco di Torino dello scorso fine settimana, mi sono sentito bene, rincuorato, e per questo volevo ringraziarti. Mi ha fatto capire che la speranza è sempre l’ultima a morire. Che i giovani devono interessarsi di nuovo della politica per creare uno spirito di solidarietà e proporre idee davvero innovative in un mondo che sta cambiando rapidamente. Uno spirito che accomuni le nuove generazioni nella realizzazione dei propri sogni, in tempi e modi dignitosi.

Grazie per aver ridato fiducia ai giovani. Ne avevamo davvero bisogno.

Nicola Orichuia
Chicago, Illinois (USA)

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